Petrolio. La Procura indaga sull’Autorità portuale di Augusta

Petrolio. La Procura indaga sull’Autorità portuale di Augusta

Si allarga, è proprio il caso di dire “a macchia d’olio”,  l’inchiesta della Procura di Potenza. Due i due filoni lucani, quello  sull’inquinamento del centro oli dell’Eni, a Viggiano e quello sulla realizzazione del progetto “Tempa Rossa” della Total, a Corleto Perticara, del valore complessivo di 1,6 miliardi e sul quale Gianluca  Gemelli, compagno dell’ex ministro allo Sviluppo economico, aveva diverse mire. Si tratta del giacimento petrolifero della Basilicata, la cui base logistica è prevista a Taranto nella raffineria Eni, che l’altro ieri ha portato alle dimissioni del ministro Federica Guidi, e vede indagate, insieme a Gianluca Gemelli, altre 22 persone. Anche Gemelli ha rassegnato, con una nota, le sue dimissioni da commissario di Confindustria Siracusa.

L’ex ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi.

Sul filone d’inchiesta del centro oli dell’Eni, a Viggiano, la Procura sta indagando anche su eventuali ipotesi di disastro ambientale a causa dell’inquinamento prodotto. Nel centro oli la produzione è stata sospesa dalla compagnia petrolifera due giorni fa, il giorno degli arresti. Magistrati e carabinieri del Noe stanno verificando gli effetti dello smaltimento degli scarti di produzione nei terreni, nello stesso centro oli, negli impianti di Tecnoparco, in Valbasento, e di altre ditte.

La Procura indaga anche per disastro ambientale

Gli indagati in totale sono 37. In serata è intervenuta l’Eni con una nota in cui si legge: “Lo stato di qualità dell’ambiente, studiato e monitorato in tutte le sue matrici circostanti il Centro Olio” di Viggiano “è ottimo secondo gli standard normativi vigenti”. “Studi commissionati ad esperti di conclamata esperienza professionale ed autorevolezza in campo scientifico sia a livello nazionale che internazionale sono stati tutti in totale trasparenza depositati nel procedimento penale in corso”.

Il Capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi.

Il terzo filone è quello siciliano, sull’attività dell’Autorità portuale di Augusta. Tra gli indagati c’è anche il Capo di Stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi. L’Ammiraglio De Giorgi è stato il promotore dell’operazione Mare Nostrum, la missione per salvare i migranti nel Mediterraneo e in queste settimane era circolato il suo nome come possibile sostituto di Franco Gabrielli a capo della Protezione Civile. De Giorgi aveva protestato per i tagli alla Difesa, ma aveva ottenuto una “legge navale” con oltre 5 miliardi di euro di fondi straordinari,  per l’ammodernamento della flotta. Ma a beneficiare dell’operazione sono state prima di tutti Fincantieri e Finmeccanica.  In merito alle notizie del suo coinvolgimento nell’inchiesta della procura di Potenza, l’Ammiraglio  ha dichiarato: “La cosa mi sorprende e mi amareggia, e tutelerò la mia reputazione nelle sedi opportune”.

Accuse per “traffico di influenze”

Le accuse nei confronti del Capo di Stato maggiore della Marina, come quelle  di altre sei persone, sono, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze illecite e concorso in abuso d’ufficio. Le mire della “lobby del petrolio” sull’attività dell’Autorità portuale di Augusta derivano dall’uso del porto da parte di diverse multinazionali (Eni, Esso, Lukoil, Sasol) con investimenti nel polo petrolchimico di Priolo Gargallo, ma non dalla Total. Tra gli altri sei indagati c’è anche il presidente del Collegio dei Revisori dei conti della stessa Camera di Commercio, Valter Pastena (ex direttore generale della Ragioneria di Stato).

Tra lunedì e martedì si svolgeranno gli interrogatori di garanzia di sei persone arrestate. Si tratta di 5 funzionari dell’Eni e dell’ex sindaco Pd di Corleto Perticara, Rosaria Vicino.

Lo scorso 22 marzo il gip di Potenza Michela Tiziana Petrocelli ha rigettato l’istanza di arresto per Gianluca Gemelli. Ma la Procura di Potenza ha reso noto che presenterà appello per ottenere la misura cautelare nei confronti di Gemelli.

Federica Guidi e il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi.

Nell’ambito dell’inchiesta, i pm di Potenza ascolteranno il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, e l’ex ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi.

In una lunga lettera, pubblicata questa mattina sul Corriere della sera, il ministro dimissionario si è difeso e ha parlato di  punti da chiarire e dati “strumentalizzati e deformati”. L’ex ministro ha scritto: “Comincerei dall’inizio, ricordando che la polemica nasce da una telefonata a colui che considero a tutti gli effetti mio marito, nella quale lo informavo di un provvedimento parlamentare di portata nazionale.

Guidi: “Nessuno ha rivelato segreti di Stato”

In particolare, gli davo una notizia nota, su un fatto avvenuto in un luogo pubblico, il Parlamento, al quale hanno dato risalto tutti i media e del quale molti addetti ai lavori avevano già conoscenza perché di rilevante interesse per l’economia nazionale. Insomma, nessuno ha rivelato segreti di Stato”. Nella telefonata “lo informavo di un emendamento che avrebbe consentito di accelerare i processi autorizzativi di molte opere strategiche, tra cui il cosiddetto progetto Tempa Rossa di Taranto, bloccato da anni. La società di mio marito, invece, operava come subappaltatrice in Basilicata per un lavoro che nulla aveva a che vedere con lo sviluppo del progetto di Taranto e risaliva ad epoca precedente a quella in cui sono stata nominata ministro”. Quindi “non era necessario un mio speciale interessamento per mandare avanti una norma così importante. E comunque, dopo che è stata approvata, non abbiamo attivato i poteri sostitutivi che la legge ci conferiva”.

Il premier Matteo Renzi.

In serata, intanto,  è arrivata  la conferma dell’iniziativa giudiziaria che il premier Matteo Renzi aveva annunciato oggi nella sua enews. Renzi aveva scritto: “Il Pd ha il dovere di reagire. Io credo nella polemica politica e penso che sia giusto che ognuno dica la sua, in piena libertà. Ma esiste un limite e quel limite lo traccia il codice penale”. “Per questo il Pd ha deciso di querelare in sede civile e penale Beppe Grillo che pure alle condanne penali – a differenza nostra – è abituato. Perché lo ha fatto? Perché Grillo non si è limitato alle polemiche, anche dure. Ha detto che su questa vicenda il Pd “è colluso e complice. Tutti con le mani sporche di petrolio e di soldi”. Sono parole pesanti come pietre: colluso, complice, mani sporche di denaro”. Lunedì rappresentanti del Pd saranno a Massa Carrara per denunciare di Maio (che oggi ha accusato i democratici di essere finanziati da Eni e Total)  e a Milano per denunciare Beppe Grillo per quanto scritto sul suo blog.

Lunedì in Basilicata, #tuttiacasa

Sul suo blog, Beppe Grillo ha replicato all’annuncio del Pd di voler querelare i 5 Stelle. Nel blog si legge “Adesso cercano anche di intimidire minacciando querele. Parlano di diffamazione solo nel tentativo di nascondere e fuorviare la verità che è una sola: tutti sapevano che l’emendamento “Total” era un emendamento marchetta, scritto dal governo della lobby, questa volta per le lobby del petrolio”.

Il leader del M5s, Beppe Grillo.

Il Movimento Cinque Stelle presenterà anche una mozione di sfiducia per il presidente della Basilicata, Marcello Pittella. Una delegazione del Movimento oggi ha infatti manifestato davanti il consiglio regionale per chiedere un passo indietro del governatore e lanciare un appello alle altre opposizioni a firmare insieme la mozione. Al sit-in con i consiglieri regionali M5s Perrino e Leggieri c’erano l’europarlamentare Piernicola Pedicini e i parlamentari Mirella Liuzzi e Vito Petrocelli. La deputata Liuzzi ha detto: “Noi chiediamo le dimissioni di Pittella per lo stesso motivo per cui le chiediamo al governo: c’è una connivenza con le aziende petrolifere e il non aver atto nulla per impedire danni ambientali”. E ha  ricordato che “ci sono due inchieste sotto il naso di Pittella che non ha mosso un dito, è sempre stato d’accordo con il governo nazionale sia sullo sblocca Italia e ora anche con i referendum del 17 aprile in cui si campisce bene cosa intenda fare”.

Il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella.

Oggi il blog di Beppe Grillo, annunciando l’iniziativa dei parlamentari 5 Stelle, ha titolato: “Il M5S lunedì in Basilicata, #tuttiacasa”. Grillo ha spiegato: “Lunedì 4 aprile deputati e senatori si riuniranno sul luogo del delitto, al giacimento di Tempa Rossa, in Basilicata, per poi spostarsi a Viggiano, sede dell’impianto Eni al centro di un altro filone dell’inchiesta che sta coinvolgendo anche esponenti del Pd locale”. E ha continuato: “È evidente il tentativo del Bomba di sviare l’attenzione sui rapporti famigliari tra la Guidi e il compagno Gianluca Gemelli”. L’evento “avrà anche il merito di richiamare l’attenzione sul referendum del 17 aprile, oscurato quanto più possibile dai media nazionali”. E ha concluso: “L’obiettivo è mandare a casa un Governo colluso con le Banche, l’Eurodittatura di Bruxelles e le lobby internazionali del Petrolio”.

 

 

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