Audizione a Potenza. Federica Guidi è “la parte offesa”

Audizione a Potenza. Federica Guidi è “la parte offesa”

L’arrivo di Federica Guidi a Potenza.

E’ durato circa tre ore il faccia a faccia tra i pm di Potenza e l’ex ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, sentita come persona informata sui fatti. Dopo aver risposto alle domande del procuratore Luigi Gay e dei titolari dell’inchiesta, Laura Triassi e Francesco Basentini la posizione di Federica Guidi è cambiata.

Federica Guidi è “parte lesa”

E l’ex ministro non solo continua a non essere indagata, anzi diviene “parte lesa”. Lo ha riferito lei stessa che, al termine dell’incontro, ha detto: “Vorrei prima di tutto ringraziare i magistrati per avermi dato la possibilità in tempi così brevi di chiarire questa vicenda così spiacevole per me. Ho risposto a tutte le loro domande. Dal punto di vista giuridico ho appreso definitivamente di essere persona offesa”.

L’ex ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi.

Sebbene i contenuti dell’interrogatorio siano stati secretati dai pubblici ministeri, di certo i magistrati avranno chiesto a Federica Guidi chiarimenti sui  due aspetti emergenti dall’inchiesta al centro del filone Tempa Rossa, il Centro Oli che la Total sta realizzando a Corleto Perticara. Il primo aspetto riguarda l’intercettazione telefonica del novembre 2014 con il compagno Gianluca Gemelli, che è indagato. Nella telefonata si fa riferimento all’emendamento alla Legge di Stabilità, che ha portato il 31 marzo scorso alle dimissioni di Federica Guidi,  per Tempa Rossa, nel quale Gemelli stesso aveva interesse essendo alla guida di due società del settore petrolifero. Il secondo aspetto riguarda il ruolo che Gemelli avrebbe avuto nella definizione dello stesso emendamento e dell’attività dell’ex ministro rispetto agli interessi delle compagnie petrolifere.

La “strada gemellica”

Il dirigente della Total, Giuseppe Cobianchi, che è indagato, l’ha definita la “strada gemellica”, una “scorciatoia”, riferendosi proprio al fatto che le compagnie e le imprese, non soltanto di Tempa Rossa, avevano individuato in Gemelli la soluzione dei loro problemi, grazie al suo legame con il ministro. Da Tempa Rossa, poi,  si arriva al porto di Augusta per il filone “siciliano”, dove, anche in questo caso, Gemelli avrebbe avuto un ruolo determinante e nel quale il capo di stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi, è indagato per il reato di abuso di ufficio insieme al il presidente del Collegio dei Revisori dei conti della stessa Camera di Commercio, Valter Pastena (ex direttore generale della Ragioneria di Stato).

Federica Guidi e Gianluca Gemelli.

Alla vigilia dell’incontro con i magistrati Federica Guidi  aveva già preso le distanze da Gemelli a partire dalla descrizione del suo legame con lui, rendendo pubblico ciò che era già noto a coloro che la conoscono bene. Gemelli, ora, non è più quello che  Federica Guidi, in una lettera al Corriere della Sera dello scorso 2 aprile, aveva definito “a tutti gli effetti mio marito”. Ma i suoi legali ne hanno parlato come “E’ solo il padre del figlio e con lui non ha mai convissuto”, aggiungendo che “con Gemelli non ha interessi comuni: non ha conti cointestati, ed ha sempre provveduto lei e la sua famiglia alle necessità del figlio”.

In alcune delle intercettazioni telefoniche con il compagno Gianluca Gemelli, si sente l’ex ministro piangere.

Guidi: “Mi stai utilizzando”

Ma in una in particolare, pubblicata da alcuni giornali, tra i quali il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Messaggero, tra le lacrime, Federica Guidi dice a Gemelli: “Mi stai utilizzando”. Dai verbali dell’inchiesta, però,  sono emerse altre  nuove intercettazioni, allegate agli atti dell’inchiesta di Potenza e tuttora riservate, “che delineano in maniera più evidente il suo ruolo nella vicenda e i suoi rapporti con l’imprenditore”. Federica  Guidi avrebbe detto: “Non fai altro che chiedermi favori, con me ti comporti come un sultano”, “mi tratti come una sguattera del Guatemala”. Ma dalle nuove intercettazioni emerge soprattutto un giro di potere che la ex ministra definisce “quartierino dei furbetti” (che ricorda molto la definizione espressa da Stefano Ricucci nel 2005).

Il vice-ministro per lo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti e Federica Guidi.

In un’altra conversazione con il compagno, l’ex ministro parla (con appellativi non lusinghieri) del suo vice Claudio De Vincenti e del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, messi lì sempre da “quel quartierino lì”. In un’altra intercettazione Guidi e il compagno litigarono perchè Gemelli le aveva rinfacciato di essersi messa “a completa disposizione del presidente di “Aeroporti toscani”. Per lui ti sei esposta, per me no”. L’ex ministro si sarebbe sfogata dicendo: “Questa cosa mi mette in difficoltà”.

In un altro colloquio telefonico con Gemelli, l’ex funzionario della Ragioneria di Stato e poi consulente del ministero dello Sviluppo economico, Valter Pastena, fa riferimento a un dossier, contenente anche materiale fotografico, che riguarderebbe un rapporto tra l’attuale ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ed un clan, operante tra Mantova e Reggio Emilia, denominato “Cutresi”.

In serata, in una nota,  Delrio, in merito alle intercettazioni sul dossier che si vorrebbe usare contro di lui è andato all’attacco dicendo: “Ho letto oggi da articoli di stampa che sono al centro degli interessi di un comitato d’affari che non conosco, da cui non ho mai ricevuto pressioni o condizionamenti e tantomeno ricatti ai quali evidentemente non mi sarei mai sottoposto”. “Sono interessato a sapere se esiste o è esistita un’attività di dossieraggio nei miei confronti, volta a screditarmi, basata su presupposti totalmente infondati. Attività che considererei molto grave non solo nei miei riguardi, ma anche verso ogni cittadino italiano che possa esser oggetto di tali attenzioni. Per questo motivo presenterò un esposto alla Procura”.

Crimi: “Il governo deve dimettersi”

Oggi  il corridoio del Senato antistante la sala dove era riunita la Conferenza dei capigruppo per calendarizzare le mozioni di sfiducia, è stato occupato da senatori e deputati del M5S. Le mozioni erano state presentate dai Cinquestelle, Forza Italia e Lega. Nel tardo pomeriggio La Conferenza ha stabilito che le mozioni saranno discusse e votate in Aula martedì 19 aprile mentre il Movimento voleva che fossero votate subito. Vito Crimi, che ha ripreso la scena della protesta con un telefonino, ha detto: “Vogliono calendarizzare le mozioni di sfiducia il più tardi possibile, addirittura dopo il referendum sulle trivelle”. “Noi chiediamo che il governo venga in Aula a riferire su questa vicenda, e faccia l’unica cosa che dovrebbe fare, e cioè dimettersi”. In una nota Gian Marco Centinaio, capogruppo della Lega Nord al Senato, ha detto: “Renzi con la sua maggioranza posticipa la discussione al martedì successivo al referendum sulle trivellazioni. Sbaglia perché la sfiducia riguarda proprio il referendum che Renzi vuole a tutti i costi sminuire. La democrazia non è un capriccio. Questa scelta è l’ennesimo bavaglio che il presidente del Consiglio impone alla democrazia e alle opposizioni”.

Il sottosegretario, Graziano Delrio, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi e l’ex ministro per lo Sviluppo economico, Federica Guidi.

Al question time di oggi alla Camera, rispondendo all’interrogazione urgente presentata da Sinistra italiana sulla vicenda del giacimento petrolifero di Tempa Rossa,  il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha detto: “In questi giorni si stanno confondendo strumentalmente ruoli e funzioni. La magistratura sta facendo il suo lavoro e accerterà eventuali responsabilità. Chi ha sbagliato va punito: questa è la linea del governo, in questo e in tutti gli altri casi”. E ha aggiunto che le norme sul progetto Tempa Rossa “sia nella sua formulazione individuata nel cosiddetto Sblocca Italia che in quella poi definita nella Legge di Stabilità, prevede solo una semplificazione amministrativa sul rilascio delle autorizzazioni, senza incidere minimamente sulle salvaguardie ambientali, anzi in qualche modo rafforzandole”. “E’ questo il motivo per cui il ministero dell’Ambiente ha condiviso entrambe le stesure”. Il ministro ha auspicato che “il Parlamento porti avanti con il massimo della determinazione” il provvedimento legislativo “che istituisce un sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente, finalizzato ad armonizzare da un punto di vista qualitativo e quantitativo le attività delle agenzie sul territorio”, le Arpa, “nonché a realizzare un sistema integrato di controlli coordinati da Ispra” (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

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Federica Guidi e il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.

Ieri dalla Procura di Potenza è arrivata la precisazione che “in relazione all’attività petrolifera svolta da Eni”, a Viggiano, “ad oggi non è iscritta l’ipotesi di disastro ambientale” . E oggi i sindaci dell’area hanno annunciato che si costituiranno parte civile nell’eventuale processo che concluderà l’inchiesta.

Nel blog di Beppe Grillo, in merito all’inchiesta petrolio, si legge: “Considerati questi fatti gravissimi ed eccezionali il MoVimento 5 Stelle ritiene opportuno l’intervento del Presidente della Repubblica Mattarella”. “L’Italia è un Paese in macerie non governato da nessuno, ma assoggettato ad una guerra tra bande. Alla cima della piramide di comando c’è un leader burattino che riceve ordini da multinazionali, banche e burocrati europei. Sotto ci sono un branco di ministri che hanno più conflitti di interessi che parenti”.

Insomma, col passare dei giorni, l’emendamento Tempa Rossa sembra solo la punta di un iceberg di dimensioni ancora  non quantificabili.

 

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