Allarme inquinamento in Valpolcevera, a Genova

Allarme inquinamento in Valpolcevera, a Genova

Ieri, nelle stesse ore in cui si apprendeva che il referendum sulle trivellazioni in mare non avrebbe raggiunto il quorum necessario per la vittoria del sì, attestandosi solo al 32%, si è venuti a conoscenza che un disastro, sempre a tema petrolio, si stava abbattendo su Genova.

Una perdita ha prodotto lo sversamento di migliaia di litri di greggio

Alle 20.00 di ieri, infatti, da una tubazione interrata dell’oleodotto Iplom che dal porto petroli di Multedo, passando da Fegino, si dispiega sino alla raffineria di Busalla, si è verificata una copiosa perdita che ha prodotto lo sversamento di migliaia di litri di greggio nel Polcevera, verso il mare. Una fuoriuscita cospicua di liquido inquinante che è destinata a  produrre danni ambientali enormi.

E ora a Genova,  è allarme inquinamento. L’impianto è stato posto sotto sequestro. Il sostituto procuratore presso la procura di Genova, Alberto Landolfi, ha aperto un’indagine a carico di ignoti per disastro colposo. Un atto dovuto per verificare cosa è accaduto. Le indagini sono state affidate all’Arpal (l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente Ligure). I tecnici incaricati dovranno verificare il danno ambientale che lo sversamento ha procurato. Per limitarlo, intanto,  sono state sistemate panne di contenimento lungo le sponde del Fegino e del Valpolcevera, fino al mare.

Secondo una nota della Iplom, l’incidente si è prodotto mentre era in corso il trasferimento di greggio da una nave nel porto petroli di Multedo. La nota ha spiegato che, verificato un calo di pressione, il pompaggio è stato immediatamente interrotto ed è stato subito attivato il piano di emergenza, che ha previsto, oltre all’utilizzo di panne e di mezzi di autospurgo, anche di una briglia sifonata nel tratto terminale del fiume Polcevera per trattenere il prodotto e assorbirlo. Nel rio Fegino, nel tratto interessato, è tuttora in corso la schiumatura per limitare l’evaporazione.

Toti in contatto costante con il ministro dell’ambiente

Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, durante il sopralluogo con l’assessore all’ambiente, Giacomo Giampedrone, ha detto: “Siamo in contatto quasi costante con il ministro dell’ambiente Galletti, per decidere quali saranno i percorsi per chiedere i fondi necessari all’importante opera di bonifica e, se le condizioni di legge lo permetteranno, potremmo chiedere lo stato di emergenza”. Anche il sindaco di Genova, Marco Doria, è intervenuto dicendo: “Stiamo valutando se dal punto di vista legale ci sono le condizioni per chiedere i danni per questo incidente”. E ha aggiunto: “Stiamo anche valutando tutti i provvedimenti necessari per disciplinare queste attività che rischiano di creare danno”.

Se il quesito sulle trivelle avesse raggiunto il quorum di votanti necessario, almeno avrebbe dato uno scossone alle lobby del petrolio. Ma se il quesito referendario non è stato percepito come questione che tocchi direttamente i cittadini, ecco che accade qualcosa che fa riflettere sul fatto che qualunque consultazione popolare non può che essere importante per i cittadini. Oggi il guasto all’oleodotto Iplom ci ha riportato alla triste realtà di ciò che può accadere intorno a noi quando in gioco ci sono elementi altamente inquinanti. In questo caso con la conseguenza di un’enorme quantità di greggio nel Fegino, nel Polcevea e, infine, in mare. Se non altro almeno quel 32% di partecipazione ha dimostrato che questo referendum ha avuto il merito di accendere qualche riflettore, anche senza abbagliare, sullo strapotere delle multinazionali, sulle scelte energetiche del nostro Paese e sul ruolo dell’Eni, che anzichè preoccuparsi degli interessi nazionali fa da tramite per l’arricchimento di compagnie estere. Oggi purtroppo ci è stato dato constatare che il pericolo non sono solo le trivelle, le piattaforme o le super-petroliere. Quando si parla di petrolio ad essere pericolose sono anche le raffinerie.

 

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