Renzi replica alla Camera sulle riforme. Ma l’Aula è semivuota

Renzi replica alla Camera sulle riforme. Ma l’Aula è semivuota

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Dovrebbero essere approvate mercoledì 13 le riforme costituzionali che oggi sono tornate alla Camera per quella che è la sesta e ultima lettura, che anticipa il voto finale. Dopo il voto sarà fissato il referendum confermativo ad ottobre.  Oggi è prevista una discussione  generale di circa undici ore e alle 18 il dibattito sarà chiuso dalla replica in Aula dello stesso Renzi di ritorno dal Vinitaly di Verona per la cinquantesima edizione della manifestazione dedicata al mondo dei vini.

Renzi: “Abbiamo votato solo sei volte la riforma”

Sabato, durante Classe Democratica, la scuola di formazione del Pd, Renzi aveva ironizzato: “Abbiamo votato solo sei volte la riforma, perché non siamo democratici…”. Questa mattina il premier ha twittato: “Giornata storica oggi per le riforme costituzionali. Ma prima a Verona: aziende, JobsAct, Vinitaly 2016. Grinta e coraggio, l’Italia riparte”.

Il premier Matteo Renzi.

Contrarie le opposizioni che hanno chiesto una riunione della conferenza dei capigruppo per il rinvio del voto finale sulla riforma costituzionale,  dopo il 19 aprile, giorno in cui è fissato il voto sulla mozione di sfiducia al governo Renzi. La richiesta è stata avanzata prima da Arturo Scotto (SI), poi da Michele Dell’Orco (M5s), che ha detto: “E’ assurdo che si vada a riformare la Costituzione se non si sa nemmeno se il 19 aprile ci sarà ancora il governo, dopo la mozione di sfiducia”. Poi da Renato Brunetta (FI). All’inizio della discussione generale l’Aula della Camera era quasi vuota. Presenti, oltre al  relatore Emanuele Fiano, appena dodici deputati, oltre al vicepresidente di turno, Roberto Giachetti.

Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi.

Anche per il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, come in precedenza annunciato dal premier, la tabella di marcia è già fissata. Le riforme saranno chiuse entro mercoledì 13, al più tardi. E, da Londra, dove si trovava per una visita istituzionale, dopo l’incontro con gli investitori britannici, i giornalisti  le hanno posto domande sulla possibilità che il voto sulle riforme possa slittare. La ministra ha chiuso a questa possibilità poichè il voto è stato ormai calendarizzato. E ha  affermato: “Rinvio del calendario dei lavori sulle riforme a dopo la mozione di sfiducia delle opposizioni? Non ce n’è bisogno”. “E’ anche un elemento di serietà rispettare l’impegno che abbiamo preso con i cittadini di approvare le riforme questa settimana, anche perché poi ci aspetta l’appuntamento del referendum di ottobre”.

Boschi: sulle intercettazioni serve “un equilibrio migliore”

Il ministro ha sottolineato che in ogni caso il governo ha i numeri per superare la mozione. Poi, in merito all’argomento intercettazioni, ha detto: Un disegno di riforma in materia “è già all’esame del Senato dopo che la Camera l’ha approvato”, perchè sulle intercettazioni serve “un equilibrio migliore”, ma l’obiettivo “non è quello di ridurre i poteri d’investigazione e d’indagine della magistratura, che è giusto abbia a disposizione tutti gli strumenti per fare bene il proprio lavoro”. Il ministro ha sottolineato che il governo mira invece a “tenere insieme il diritto di effettuare le indagini, il diritto di difendersi per i soggetti che subiscono le indagini e anche la riservatezza di alcune informazioni, se non strettamente necessarie a fornire il quadro probatorio o a garantire l’informazione da parte dei mezzi di comunicazione”. E ha concluso: “Dobbiamo ridefinire un equilibrio migliore”.

Matteo Renzi.

Ieri sera, però,  il presidente del Consiglio, intervistato dal Tg5 sul caso intercettazioni,  aveva precisato che “il governo non ha intenzione di rimettere mano alla riforma delle intercettazioni”.  E ha detto: “Ci sono molti magistrati che sono molto seri nell’usarle. Certo che le intercettazioni servono. Servono per scoprire i colpevoli, ma tutti gli affari di famiglia e i pettegolezzi sarebbe meglio non vederli sui giornali. Molti magistrati non passano queste informazioni. Spero che ci sia buon senso da parte di tutti”.

Questa dichiarazione non ha convinto il vicepresidente M5s della Camera, Luigi Di Maio che ha affermato: “Il governo ha già messo mano alle intercettazioni. La riforma l’ha già approvata la Camera e adesso è passata al Senato. E sembra che voglia accelerare per approvarla. Io non mi fido di Matteo Renzi perché aver dichiarato che il problema di Trivellopoli sono le intercettazioni è vergognoso. È come dire: “ci sono le rapine nelle case, aboliamo le case”. E ha aggiunto: “La reazione del presidente del Consiglio alcaso Guidi è stata: “acceleriamo sulle intercettazioni”. Che ora se lo sia rimangiato è perché ha fatto una pessima figura. Ma la reazione è stata uguale a quella del governo Berlusconi. Forse peggiore su questa iniziativa”.

Il vicepresidente M5s della Camera, Luigi Di Maio.

Il leader del M5S, Beppe Grillo, rispondendo ai cronisti che gli chiedono se “sia giusto pubblicare intercettazioni private”, ha detto: “Da lì si vede l’animo umano: “io te dò questo, tu prendi quell’altro”…”. E ha spiegato: “Io sono intercettato da 25 anni e quando parlo con qualcuno dico “marescià, ha capito bene questa frase?”. Non ho niente da eccepire”.

Il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, interpellato in merito alle intercettazioni, ha risposto: “non ho pareri, è un terreno delicatissimo di cui si sta discutendo fittamente in ambienti politici e in Parlamento: qui è bene mantenere un assoluto silenzio, altrimenti sarebbe un’interferenza”.

Anche il leader dei Conservatori e Riformisti, Raffaele Fitto,  è stato duro nel giudizio, affermando: “Anche sulle intercettazioni, Renzi cede due volte, proprio come il vecchio centrodestra: né fa una riforma coraggiosa, né pretende il rispetto almeno delle regole esistenti. La buona politica deve certamente essere onesta. Ma non deve neppure essere pavida”.

Le opposizioni hanno abbandonato l’Aula

Come previsto, nel tardo pomeriggio è iniziata la replica sulle riforme alla Camera del presidente del Consiglio. Tutti i gruppi di opposizione avevano annunciato in Aula di abbandonare i lavori al momento in cui il presidente del Consiglio Matteo Renzi avrebbe replicato a nome del governo. Il rimprovero che tutti hanno sollevato è stata l’assenza del premier durante la discussione generale. Solo i capigruppo hanno aspettato l’arrivo del premier e hanno spiegato la decisione. I primi a decidere sono stati i leghisti. In mattinata il capogruppo Massimiliano Fedriga ha spiegato: “Non ci prestiamo allo squallido gioco di Renzi in cerca di visibilità mediatica. Sappia, il presidente del Consiglio mai eletto, che il Parlamento non è una succursale della direzione del Pd”. Gli ha fatto eco Cristian Invernizzi: “Abbandoniamo l’Aula rifiutandoci di ascoltare la glorificazione delle riforme”,  “Si ricordi di ringraziare il convitato di pietra Denis Verdini, senza di lui non sareste qui oggi”. Poi, su Facebook,  anche i 5 Stelle hanno dato l’annuncio. E Alessandro Di Battista ha spiegato: “Il governo Renzi è un comitato d’affari non eletto da nessuno che cambia la Costituzione insieme al condannato Verdini la settimana prima della votazione della sfiducia per il loro scandalo Trivellopoli. È una vergogna. Inquinano i nostri mari, distruggono la scuola pubblica, prendono ordini da lobbisti e intanto l’Italia muore. Oggi Renzi parlerà in aula, noi saremo fuori, in piazza Montecitorio”. E da lì Di Maio ha avvertito: “Chi si è cucito addosso le riforme poi ha sempre perso le elezioni”. Anche Elena Centemero di Forza Italia, ha annunciato in Aula che gli azzurri avrebbero lasciato l’emiciclo. Il presidente dei deputati di FI, Renato Brunetta, ha detto: “Oggi si scrive una brutta pagina per la democrazia,  il governo è presente in massa: posti in piedi per calpestare la democrazia parlamentare. Non ha ascoltato nessuno, preferendo stare alla buvette,  lasciamo con dolore e rammarico”. Infine il capogruppo di Sinistra italiana Arturo Scotto ha confermato ai giornalisti la  stessa linea.

Matteo Renzi.

L’intervento alla Camera di Renzi si è svolto, dunque, con i banchi dell’opposizione vuoti.  Al completo invece il banco del governo e la parte di emiciclo dei banchi di maggioranza. Così il presidente del Consiglio ha iniziato il suo discorso rimarcando la manifestazione delle opposizioni: “Prendo la parola per rendere innanzitutto omaggio in modo formale e sostanziale a questo Parlamento, anche a quella parte che ha deciso di non partecipare. Insieme ai deputati della maggioranza che hanno lavorato alle riforme. Siamo a un passaggio straordinario. Quello che sta succedendo in queste ore è un passaggio al quale non tutti credevano e in molti casi anche noi pensavamo di non vedere più”. “Per la prima volta la classe politica mostra il meglio di se stessa. Riforma se stessa e non altrettanto hanno fatto altre parti della classe dirigente di questo Paese. Perciò la politica dà una grandissima lezione di dignità al resto della classe dirigente di questo Paese”.

Renzi si dimetterà in caso di sconfitta al referendum

E ha sottolineato: “La politica si dimostra in grado di far vedere la pagina più bella quando sfidata. Sono qui per rendervi omaggio e gratitudine: date una lezione a tanti”. Renzi ha ribadito per l’ennesima volta che si dimetterà in caso di sconfitta al referendum confermativo di ottobre: “Vorrei confermare e ribadire quanto detto nei mesi scorsi: la nascita di questo governo è dovuta al fatto che il precedente era in una condizione di stagnazione, l’accettazione dell’incarico era subordinata all’impegno a realizzare una serie di riforme nel momento in cui non vi fosse il consenso popolare è principio di serietà trarre conseguenze”.

Poi Renzi ha citato la “democrazia decidente” di Piero Calamandrei, Padre costituente, autore anche del Codice di procedura civile: “Dicono che legge elettorale e riforma consegnano le istituzioni a una sola forza politica. Ma la realtà è diversa perché questa riforma non mette in discussione tutte le maggioranze qualificate che restano o vengono rafforzate, come quella per eleggere il presidente della Repubblica”. Ci saranno “governi che durano 5 anni e consentono alle opposizioni di non fare teatrini e sceneggiate ma prepararsi a tornare al governo, sempre che ne siano capaci”. Il discorso è stato un insieme di 25 punti che Renzi ha più volte ribadito in questi mesi e costituiscono  repliche alle contestazioni dei partiti d’opposizione. A chi aveva parlato di una riforma affrettata, Renzi ha replicato: “Ci sono volute 173 sedute, mentre l’Assemblea costituente ce ne mise 170, oltre 5mila votazioni, 4776 interventi senza contare quelli di oggi e sono stati presentati 83 milioni di emendamenti. Si domandino i signori del Parlamento se l’utilizzo strumentale della discussione è venuto da chi ha proceduto a portare 83 milioni di emendamenti con l’unico obiettivo di non discutere nel merito quelli su cui si poteva trovare convergenza”, spiegando che la presentazione di 83 milioni di emendamenti è stata una evidente “forzatura”.

Renzi: “Dispiace che le opposizioni siano fuori”

E ha aggiunto: “E’ bello e suggestivo dire che questa è la Costituzione più bella del mondo e non va toccata ma non prendiamoci in giro: quello su cui vi accingete a legiferare è una parte che gli stessi costituenti, pochi mesi dopo averla approvata, consideravano deficitaria per la realizzazione di una piena democrazia”, sottolineando che nella “Costituzione più bella del mondo sono almeno cinque gli articoli già cancellati, sono almeno 15 le modifiche già fatte”.  Quanto all’assenza delle opposizioni Renzi ha detto: “Dispiace che le opposizioni siano fuori. Uno può dire che non è d’accordo su tutto, o su niente, votare a favore o contro, ma scappare dal dibattito è indice di povertà sui contenuti. Quello che deve essere chiaro è che oggi vince la democrazia. Non significa cercare di non fare votare gli altri. Democrazia non si chiama ostruzionismo, democrazia non è fuga dall’aula quando non si hanno i voti. La democrazia si chiama confronto e poi espressione libera e democratica del voto”.

Alla fine dell’intervento di Renzi quasi tutti i deputati della maggioranza si sono alzati in piedi applaudendo ma non i due leader della minoranza interna del Pd, Roberto Speranza e Gianni Cuperlo anche se in un paio di passaggi, sui presidenti Napolitano e Mattarella, hanno applaudito.

La presidente della Camera Laura Boldrini .

La presidente della Camera Laura Boldrini ha sospeso la seduta al termine dell’intervento del premier ed ha convocato la Conferenza dei capigruppo.  Le dichiarazioni di voto sulle riforme costituzionali inizieranno domani alle 15 e non essendo contingentati i tempi non è ancora possibile stabilire quando ci sarà il voto finale. Il calendario della Camera dei Deputati stabilito dalla Conferenza dei capigruppo non è cambiato. Le richieste delle opposizioni di posticipare il voto al referendum di domenica prossima e all’esito delle mozioni di sfiducia al governo pendenti al Senato, non sono dunque state accolte. Ma le opposizioni potrebbero iscriversi in massa a parlare per far slittare il voto di un giorno, al massimo due. E da domani Sel, Fi, M5s e Lega metteranno in atto l’ostruzionismo per ritardare il voto finale sul ddl Renzi-Boschi che invece il Pd vorrebbe avvenisse entro mercoledì. Arturo Scotto di Sel ha detto: “Può accadere di tutto”. E non si può neanche escludere una seduta notturna.

 

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